La moda può essere considerata come la storia di una civiltà in continuo divenire. Attraverso la nascita di nuovi stili, i diversi gruppi, in una società in evoluzione, hanno comunicato la propria identità, la propria adesione a determinati valori culturali e la propria differenziazione da un altro gruppo. Gli stilisti cercano di cogliere le nuove tendenze proponendo nuove linee che, condivise dalla maggioranza, diventano moda.
La moda rientra nell’articolato mondo della comunicazione non verbale, infatti l’abito è caratterizzato da segni che celano un significato, più o meno palese, utilizzato dagli individui per la realizzazione di scambi interindividuali definibili "relations in public" (Goffmann E., 1982).
Nel caso della moda, l’oggetto perde la sua funzionalità fisica, acquisisce un valore comunicativo chiaro, e diventa innanzitutto segno.
Degli esempi si trovano nella storia, come nel Rinascimento in cui si diffonde tra le donne l’abito colorato nato prima come moda e diventato, in seguito, segno distintivo delle meretrici; o ancora, l’attribuzione dei colori che distinguono fasce di individui o determinate situazioni, l’abito rosa per le femmine e quello blu per i maschi, o il nero per indicare il lutto. Tutti segni che, pur prodotti volontariamente dall’uomo, si radicano nella società diventando una sorta di radiografia grazie a cui si può analizzare la cultura di un popolo. L’abbigliamento, quindi, "parla", comunica tramite convenzioni e codici, molti dei quali sono robusti, intoccabili, tali da spingere gli individui a "parlare in modo corretto", pena l’esclusione dal gruppo sociale (Eco U., 1975).
Molteplici sono i messaggi che l’abito veicola mostrandosi come il “biglietto da visita” di colui che lo indossa.
Tutti gli esseri viventi comunicano con i segnali e attraverso essi si esprimono e, proprio per questo appare impossibile sottrarsi al gioco della moda in cui l’abito inevitabilmente diventa mezzo di comunicazione (Volli U., 1988).
L’abito indossato mostra sia l’appropriatezza al ruolo sociale che si vuole rappresentare sia dimensioni della personalità, ugualmente importanti, come l’essere attraenti, in buona salute, gioiosi e così via.
Le motivazioni della donna di fronte alla moda sono contraddittorie e oscillano tra quelle orientate verso la socializzazione e quelle narcisistiche di sentirsi unica e originale.
La donna cerca la rivincita per sé stessa, un modo per poter emergere ed essere accettata e rivalutata come individuo e come classe sociale attraverso un indumento che diventi manifesto della sua identità come, ad esempio, è stata la minigonna negli anni della contestazione femminile (prima simbolo di rivoluzione sessuale e poi oggetto di moda).
Nella società contemporanea il gioco del vestire non è più il gioco dell’essere, ma più semplicemente un'insieme di segni, tra cui una individuo sceglie il divertimento di un giorno. Questo è ciò che succede, ad esempio, nelle discoteche dove l’individuo si trasforma.
Questa forma è vista come la rappresentazione di una personalità poliedrica ma al tempo stesso stabile tanto da non perdersi mai.
La moda, attraverso il gioco, affievolisce il discorso sul tema più complesso della coscienza umana; correlare il processo semantico con la futilità della scelta del capo alla moda, infatti, consente all’individuo di trascurare “l’ossessione del vestire”.
L’abito indossato mostra sia l’appropriatezza al ruolo sociale che si vuole rappresentare sia le dimensioni della personalità, ugualmente importanti, come l’essere attraenti, in buona salute, gioiosi e così via.